I metalli e la loro storia // curiosita’ dalla SMC

L’uso dei metalli per la produzione degli oggetti più diversi risale alle origini della civiltà. All’inizio dell’era cristiana, la lavorazione dei metalli maggiormente diffusi vantava già una lunghissima tradizione, inaugurata migliaia di anni prima con la lavorazione del rame. Fin dall’epoca delle grandi civiltà del Medio Oriente era inoltre adottata la distinzione tra metalli preziosi e non preziosi, nota anche nell’Europa preistorica.

 

L’oro e l’argento furono in un primo tempo impiegati per usi religiosi, nella produzione di oggetti destinati ai templi o di gioielli e accessori cerimoniali per figure semidivine (quali i faraoni egizi, i re-sacerdoti mediorientali, i capotribù europei). In seguito essi trovarono impiego nella realizzazione di ornamenti personali, armi, attrezzature varie, specchi, sostegni per lampade, sedie, letti. All’inizio del VII secolo a.C. oro e argento furono infine usati per il conio delle prime monete, in Asia Minore; da queste regioni le monete si diffusero ben presto in tutto il Medio Oriente e in Grecia, diventando oggetti ambiti non solo per il loro valore, ma anche per la loro bellezza.

Il bronzo e il ferro erano e sono tuttora apprezzati in primo luogo per la loro resistenza, che li rende adatti alla fabbricazione di armi e utensili, mentre rame, stagno e piombo, grazie alla loro particolare malleabilità, furono utilizzati fin dalle epoche più remote soprattutto per la produzione di piccoli oggetti, contenitori e rinforzi di strutture lignee.

Tra il IV e il III millennio a.C. si scoprì inoltre la possibilità di mescolare, o “legare”, i metalli in quantità e combinazioni differenti. Risale a quell’epoca infatti la scoperta che dall’unione di stagno e rame si ottiene il bronzo, mentre da quella di piombo e stagno si ottiene il peltro.

In origine, le tecniche per la lavorazione dei metalli si svilupparono lentamente, in relazione anche ai difficili progressi della metallurgia, ovvero delle tecniche usate per estrarre i metalli puri dal suolo o dalla roccia. Notevole impulso ebbero quando si affermò uno stile di vita sedentario, con il passaggio dal nomadismo all’agricoltura e all’allevamento stanziale del bestiame.

Queste condizioni sembrano essersi verificate più anticamente nella parte nordorientale dell’altopiano iranico, da dove si sarebbero poi diffuse seguendo due direttrici: la prima partiva dalla Mesopotamia e, attraversando la Persia, l’Egitto e il Nord Africa, approdava in Spagna; la seconda, invece, portava in Europa, passando per la Persia occidentale, l’Anatolia e l’Ellesponto. Il primo metallo a essere lavorato, a partire dal IV millennio a.C., fu il rame, presente nel terreno o nei corsi d’acqua in piccole pepite. Nel 2500 a.C. i principali procedimenti di lavorazione del rame, ormai sufficientemente affinati, iniziarono a essere applicati anche ad altri metalli (oro e argento) e alle leghe (bronzo).

I metodi più diffusi per modellare i metalli erano la forgiatura e la battitura a freddo e a caldo, da cui trassero origine la martellatura e la tempratura; la ricottura; l’affinazione; la macinazione, che gettò le basi per la lucidatura e la molatura, utili nella fabbricazione degli specchi; l’unione di più fogli di metallo per mezzo di giunzioni spianate o chiodi e, in seguito, saldature; la colata. Queste tecniche sono ancora oggi i procedimenti più usati per lavorare artisticamente i metalli.

Si ritiene che la maggior parte delle tecniche decorative sia stata elaborata quando, grazie allo sviluppo dei commerci, le materie prime iniziarono a pervenire in abbondanza alle civiltà urbane ed evolute della Persia, della Mesopotamia e dell’Egitto sudoccidentale. Si assistette di conseguenza alla nascita di nuove categorie di artigiani, quali gli orafi e gli argentieri.

Le superfici metalliche possono essere decorate con motivi lineari mediante incisione e cesellatura. Nel primo caso l’artista si serve di uno strumento da taglio o da incisione per asportare sottili strisce di metallo; nel secondo caso, invece, scolpisce la superficie con un utensile dalla punta smussata, sul quale batte con un martello. I due metodi sono perlopiù destinati alla decorazione dei metalli preziosi.

Le superfici metalliche possono essere decorate con motivi lineari mediante incisione e cesellatura. Nel primo caso l’artista si serve di uno strumento da taglio o da incisione per asportare sottili strisce di metallo; nel secondo caso, invece, scolpisce la superficie con un utensile dalla punta smussata, sul quale batte con un martello. I due metodi sono perlopiù destinati alla decorazione dei metalli preziosi.

Altre due tecniche che permettono di creare effetti ornamentali sfruttando il principio “metallo su metallo” sono la granulazione e la filigrana. La prima, molto usata ingioielleria, prevede che minuscole sfere d’oro vengano applicate a caldo su una superficie metallica mediante un’invisibile saldatura. Una variante della granulazione prese il nome di “pulviscolo” e fu adottata dagli etruschi tra il VI e il V secolo a.C. La denominazione deriva dalla sottile limatura d’oro che veniva fatta aderire a zone lisce per creare un gioco di superfici lucide e opache.

La filigrana è una tecnica orafa che consiste nella lavorazione di sottilissimi fili d’oro e d’argento, intrecciati e ritorti e poi fissati “a giorno” (cioè applicati su una lastra di supporto del medesimo metallo) oppure rifiniti “a traforo” (vale a dire disposti a formare una struttura traforata).

                                                                                            

                                                                                                              Le spade Damasco (acciaio al crogiolo)                                                               

  

  Daga indiana (con fodero)

 

Laura Catarrasa // smc Media Editor

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